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martedì 4 marzo 2014

Le Chiacchiere della nonna

Ultimo giorno di Carnevale,martedi grasso.
Sono settimane che spopolano sul web ricette di chiacchiere,bugie castagnole &C.
Anche se le ho preparate spesso,ho deciso di pubblicarle solo oggi,a chiusura del Carnevale.
Le Chiacchiere possiamo prepararle sia fritte che al forno,indubbio che fritte siano piu'buone,ed è proprio questa versione che voglio proporvi,seguendo la mia ricetta fidata,quella della nonna!!

Le Chiacchiere della nonna


Ingredienti:
500 g farina 00
2 tuorli
30 g burro
50 g zucchero semolato
vino bianco
olio di semi
zucchero a velo


Procedimento:
-In una terrina versiamo la farina, al centro lo zucchero,uova,burro ed un bicchierino di vino bianco.
-Impastiamo e avvolgiamo il panetto di pasta in un foglio di pellicola per alimenti,lasciamola riposare per 30 minuti,cosi sarà più facile da stendere.
-Decorsi i 30 minuti tiriamo la pasta in sfoglia sottile, potete farlo "a mano"con il classico mattarello o utilizzando la classica sfogliatrice per la pasta fresca.
-Tagliamo la pasta in strisce irregolari,a me piacciono cosi, arricciamole e friggiamole in olio di semi caldo.
-Le chiacchiere devono dorarsi,non cuocetele troppo altrimenti rischiate che anneriscano ed assorbano troppo olio.
Sistemiamo sul piatto e spolveriamo con tanto zucchero a velo.

Buon Carnevale a tutti,Mirtill@

mercoledì 22 febbraio 2012

Le Chiacchiere di Carnevale

Ieri e'stato martedi grasso,dopo 4 gg di sole e temperatura mite,ieri non ha smesso un attimo di piovere,tempo ideale per stare in casa e preparare un dolcetto nel pomeriggio.
E visto che di Carnevale si parla,ecco uno dei dolci tipici,preparato davvero in tutto il nostro belpaese,magari con nomi differenti e qualche ingrediente in aggiunta

Le Chiacchiere di Carnevale



300 g di farina 00
50 g di zucchero 
2 uova
100 g di burro 
sale
1/2 bicchiere di vino bianco 
olio per friggere
zucchero a velo o cacao amaro

-Mettiamo la farina a fontana sul nostro tavolo da lavoro,al centro mettiamo le uova intere, il burro ammorbidito, un pizzico di sale, lo zucchero e il vino bianco.
-Lavoriamo bene l’impasto,e facciamola riposare avvolta in un panno in luogo fresco per 1 ora.
-Tagliamo in pezzi e stendiamo col mattarello il nostro impasto.
-Ritagliamo con l'apposita rotella le nostre chiacchiere,sbizzarendoci sulla forma da dare.
-Friggiamole in olio bollente.
-Appena dorate, facciamole colare su fogli di carta assorbente per eliminare l’eccesso di olio.
-Servitele cosparse di zucchero a velo o cacao.. 

Mirtill@

Per la realizzazione di questa ricetta ho utilizzato:
Farina 00 Molino Rossetto
Burro Inalpi
Zucchero a velo  Ar.Pa


lunedì 15 febbraio 2010

Le Chiacchiere di Luisa FB

Ritorna alla grande Luisa FB con una delle sue delizie, le Chiacchiere!!!


Ingredienti:

500 gr. di farina 00
80/100 gr. di zucchero semolato
50 gr. di burro morbido
2 uova

Olio q.b. (Se volete sostituirlo alle uova, circa 7 cucchiai)
un bicchierino di Marsala secco o di vino bianco o rosso, a seconda del gradimento
1 bustina di vanillina

olio di semi per friggere
zucchero al velo



-Impastare insieme la farina con le uova e olio q.b..

-Poi aggiungere burro a temperatura ambiente, zucchero, vanillina e vino, fino ad ottenere una consistenza compatta e non troppo morbida.

-Formare tante palline, stenderne una alla volta e tagliare nel senso della lunghezza.

-Friggere in olio bollente e cospargere di abbondante zucchero a velo.

-Quelle che nel vassoio vedete più chiare, le ho cotte a forno moderato… buone e biscottose, ma fritte sono tutta un’altra cosa!!!

Alla proxima, Luisa FB!

lunedì 4 febbraio 2008

Concludiamo con tre irriverenti maschere.

Arriva il 'martedi grasso.........Carnevale.
Indovinate un po'chi e'venuto a trovarmi?
Una comitiva di gente strana,un certo Giangurgolo,Rugantino e Stenterello.
Conosciamoli un po'meglio:

Giangurgolo ha una gran caratteristica,che lo differenzia da tutte le altre maschere e burattini,ha una gran fame,enorme...ed e'altrettanto ingordo,disposto a tutto,anche a rubare,per soddisfare il suo bisogno di cibo.

Ovviamente,anche se colto in flagrante,Giangurgolo nega tutto,da gran bugiardo che e'.

Questa maschera e'di origini calabresi.

A roma troviamo invece Rugantino,fanfarone,contaballe e gradasso,una delle frasi che ripete di continuo e'"Meglio perde n'amico che na buona risposta" .

Quando appariva sulla scena Rugantino era vestito da sbirro; indossava pantaloni, gilet e giacca rossi, calzava scarpe con grandi fibbie e portava un cappello a due punte.Il suo nome deriva da "rugare".....brontolare,borbottare.


Ultimo del gruppetto e' Stenterello molto astuto e bravo nel dire le cattiverie.

Servo, marito tradito, organizzatore di intrighi... si adatta alla commedia e all'ambiente in cui si esibisce.

Ideatore della maschera fu Luigi del Buono che, recitando a Napoli, rimase colpito da Pulcinella e volle crearne uno equivalente in Toscana.

La nostra scoperta delle maschere carnevalesche si conclude qui,ho illustrato ovviamente le piu'note,ma vi ricordo che da popolo ricco di tradizioni ed immagginazione,ho sicuramente tralasciato numerose maschere di uso locale.

Mirtill@


foto da web

Oggi sono in tre:Scaramuccia,Beppe Nappa e Meo Patacca

Il Carnevale e'alle porte,e le maschere da presentarvi sono ancora cosi tante....mi rimbocco le maniche e comincio subito.
Oggi vi presento Scaramuccia,Beppe Nappa e Meo Patacca.
La maschera di Scaramuccia risale al Seicento,il suo successo e'dovuto al ruolo di spalla del Capitano.
Maschera vanitosa,donnaiola..e dal linguaggio volgare.
Con il passare del tempo,come per molte altre maschere,queste sue caratteristiche vennero addolcite,sostitui'il Capitano e trovo'grande interprete nell'attore napoletano Tiberio Fiorilli.
Sul palcoscenico si muoveva con salti ed acrobazie,ebbe un grande successo a Parigi dove trasformò il nome della maschera in "Scaramouche".
Nella commedia cerca sempre di conquistare le donne fingendosi ricchissimo e suonando dolci serenate con la chitarra o il mandolino.

Beppe Nappa
Con la sua innocenza disarmante ricorda Pierrot, ma lui non e'malinconico.
Beppe Nappa rappresenta un siciliano fannullone, colpito da un sonno perenne che lo costringe a sbadigliare continuamente.
"Nappa" in dialetto significa un uomo buono a nulla.
E' il pigro servitore di un padrone che può essere un commerciante, un innamorato, o un vecchio barone.
In realtà non svolge bene il suo lavoro , anzi passa dal sonno,alla ricerca di cibo,aiutato da un fiuto infallibile, per tornare tra le nuvole e nel mondo dei sogni.

Ultima maschera di oggi e' Meo Patacca,maschera romana che assieme a quella di Rugantino rappresenta i caratteri tipici dei Trasteverini.
Meo Patacca é il classico bullo romano, sfrontato ed attaccabrighe, esperto ed infallibile tiratore di fionda, ma in fondo, generoso e di animo aperto.
E'un vero attaccabrighe,alla ricerca di continua di risse da cui non sfugge...anzi..in quelle occasioni da il meglio di se!!
Mirtill@
foto da web

domenica 3 febbraio 2008

Oggi vi presento Gianduia e Mezzettino

Continuiamo la nostra conoscenza verso altre due mashere Carnevalesche:Gianduia e Mezzettino
Gianduia nacque come burattino eppoi nel Settecento si trasformo'nella più importante maschera piemontese.
Si narra che vivesse in una casetta insieme alla moglie Giacometta.
Era un semplice contadino che con il passare del tempo, divenne un gentiluomo allegro, amante del buon vino e della tavola.
Le sue movenze sono eleganti, agita il suo caratteristico codino rivolto all'insù, ed ama lo scherzo ed i piaceri della vita.
Gianduia ha finezza di cervello e lingua arguta, sono le armi che adopera per mettere in burla i suoi avversari.
E' un tipo pacifico e non cerca la rissa, né ama complicarsi la vita, ma non rinuncia alla schiettezza che fa parte del suo carattere piemontese, gentile ma sincero.
I torinesi amano molto la loro maschera tradizionale, per cui hanno dato il nome "gianduiotti" a quegli squisiti cioccolatini che conosciamo tutti.
La maschera di Gianduia é ancora oggi molto popolare in Piemonte,anche se manca sui teatri,ai Carnevali in piazza non manca mai.
La maschera di Mezzettino compare alla fine del Seicento come variante di Arlecchino e Brighella.
Vestiva il tipico costume degli zanni; abito enorme, cappello a punta e maschera.
Rappresentava il servitore vivace ed elegante, abile musicista, furbo e pronto a sfruttare gli altri pur di ottenere vantaggi.
Sempre disponibile a sbrigare le faccende di cuore del suo padrone e soprattutto le proprie. Secondo alcuni il nome deriverebbe dalla parola francese " Mezetin" che significa mezzo boccale o mezzo bicchiere.

Mirtill@

sabato 2 febbraio 2008

Tubiamo con...Colombina

Oggi finalmente la maschera che vi presento e'una donna..forse l'unica?
E' la più conosciuta fra le servette,so che non e'educato chiedere quanti anni ha,ma so che nacque nel Cinquecento e il suo modo di deridere i sospiri degli innamorati era importantissimo e caratteristico per la riuscita comica degli spettacoli.
Le venne dato tra tutti il nome di Colombina, quando Isabella Franchini, famosa attrice che la interpretò, portò sotto braccio un paniere in cui si intravedevano due colombe.
Colombina consegna biglietti segreti ed organizza incontri lontani da occhi indiscreti.
Spesso é bugiarda ma sempre a fin di bene,almeno cosi fa credere.
Colombina é molto vanitosa e un po' civettuola e ci tiene ad avere un aspetto sempre ordinato ed attraente,da vera signorina.
Colombina non ha peli sulla lingua e riesce a mettere a posto qualche corteggiatore che non si comporta più che educatamente.
Anche il suo eterno fidanzato, Arlecchino, deve stare ben attento, se cerca di fare lo sciupafemmine con qualche altra sua collega, come Corallina o Ricciolina,lei come farlo rigare dritto.
Il suo modo di fare e'molto vivace e malizioso, segno di un carattere volitivo e furbizia che fanno di Colombina un personaggio simpaticamente sbarazzino, molto amato dal pubblico
È molto maliziosa e riesce a convince Arlecchino ad esaudire ogni suo desiderio, soprattutto a comprarle tutto ciò che desidera.
Nelle rappresentazioni teatrali è spesso oggetto di attenzioni da parte del padrone,Pantalone,provocando la gelosia in Arlecchino.


E a proposito di "teatrino"....ecco la versione partenopea di Colmbina Iervolino e Arlecchino Bassolino...

Mirtill@

foto da web

venerdì 1 febbraio 2008

Carnevale in duplice compagnia:Brighella e Tartaglia

Visto che il Carnevale avanza a passo spedito,oggi incontriamo due maschere:Brighella e Tartaglia.
Brighella è il degno compare di Arlecchino.
Entrambi sono i servi della commedia dell'arte, ed entrambi sono nati a Bergamo.
Brighella però ci tiene a precisare che lui é di Bergamo alta, mentre Arlecchino se ricordate vi dissi essere natio di Bergamo bassa.
Brighella non fa solo il servo come Arlecchino, ma un'infinità di altri mestieri, più o meno leciti. Così si ritrova sempre in mezzo agli intrighi ma la prontezza e l'agilità che Arlecchino ha nelle gambe, lui ce l'ha nella mente, per escogitare inganni e preparare trappole in cui far cadere il prossimo.
E tutto questo non solo per spillar quattrini a chi ne ha o per rimediare un pranzo succulento, ma per il gusto,la soddisfazione di imbrogliare gli altri.
E' intrigante, nato furbo e senza scrupoli,Brighella ne ha sempre in serbo una più del diavolo; e poi dette con sicurezza e convinzione le bugie gli vengon fuori con molta naturalezza.
E' molto abile nel cantare, suonare e ballare.
Passiamo ora a Tartaglia,la corpulenta e goffa maschera napoletana afflitta da un fastidioso e comico difetto di pronuncia :la balbuzie.
Tutte le volte che Tartaglia inizia a parlare, balbetta, incespica nelle parole.
Risultato?non riesce mai a farsi capire ed il primo ad arrabbiarsi è proprio lui. S
e la piglia con tutti e di più con se stesso.
Allora sì che balbetta alla grande!!!
Inoltre storpia le parole e deforma il significato delle frasi in maniera ridicola, lasciando interdetto o rendendo furioso chi lo ascolta.
Ha anche altri difetti; é molto miope e porta sul naso un enorme paio di occhiali che gli danno un'aria da professore.
E' anche un po' sordo e non c'é da meravigliarsi se, talvolta parlando con qualcuno risponda fischi per fiaschi.
Tartaglia rappresenta un uomo di mezza età senza però un suo ruolo fisso; é giudice, notaio, farmacista, avvocato, consigliere di corte, ma anche domestico, sbirro o semplicemente genitore di qualche giovane maschera della commedia.
Una delle sue più grosse debolezze che ha è quella di corteggiare tutte le donne che incontra e, visto che ha il cuore tenero se ne innamora facilmente.

Mirtill@

mercoledì 30 gennaio 2008

Dolce e melanconico Pierrot


Prosegue il nostro viaggio alla riscoperta delle maschere carnevalesche,oggi vi presento Pierrot.
Il suo costume consiste in larghi pantaloni di lucida seta bianca, ampio colletto di tulle ricamato, lunga casacca decorata di grossi bottoni neri, papalina sul capo, il volto pallido,bianco, la bocca rossa e piccola e la caratteristica espressione triste.
Pierrot cosi facendo e' diventato il simbolo dell'innamorato malinconico e dolce.
Estremamente pigro,condizione che gli impedisce di muoversi come abitualmente fanno gli altri zani della Commedia; é sicuramente il più intelligente dei servi, svelto nel parlare, critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, anzi li esegue al contrario, non perche'e' stupido ma perché li ritiene sbagliati.
Quando le situazioni si ingarbugliano lui dice sempre" lasciate fare a me!".e non perché sia un presuntuoso, ma perché é capace e pieno di buon senso.
E' furbo ma sentimentale; l'unico personaggio che a un piatto di minestra, preferisce una romantica serenata sotto le finestre della sua bella.
Forse anche per questa ragione é pallido e languido e, spesso una lacrima gli scende sul viso...soffre forse di mal d'amore???
La maschera di Pierrot nasce in Italia verso la fine del Cinquecento, ad opera di Giovanni Pellesini, attore della Compagnia dei Gelosi.
Il suo personaggio di nome Pedrolino era una variazione sul tema dello Zanni, il servo, di cui indossava l'abito bianco e ampio.
Questo personaggio approdo'in Francia, dove ebbe immediato successo,e prese il nome di Pierrot.
Nella versione francese Pierrot perde gran parte della sua astuzia, conservando solo l'onestà e l'amore per la verità, spinto a volte fino all'eccesso.
Dopo un periodo di declino il personaggio venne rivalutato grazie all'interpretazionedel mimo Jean-Gaspard Debureau impersonandolo dal 1826 al Théâtre des Funanbules.
Mirtill@
foto da web

Toppe e rattoppi..oggi vi presento Arlecchino


Prosegue il nostro viaggio alla riscoperta delle maschere carnevalesche;oggi e'il turno di Arlecchino.
Fra le maschere italiane é certamente una delle più conosciute e popolare.
E' anche una delle più antiche,le sue origini si possono rintracciare nella figura del "diavolo burlone" delle favole medioevali e solo in seguito nel "buffone" alle corti principesche o gli acrobati nelle fiere e nei mercati.
Nato a Bergamo bassa, parla nel dialetto di quella terra, ma poi lo cambierà in quello veneto.
Il suo vestito era in origine tutto bianco, come quello di Pulcinella e forse proprio a causa di questa somiglianza o meglio,a furia di rattoppi con pezzi di stoffa di ogni genere, é diventato quello che oggi tutti conosciamo; un coloratissimo abito composto da un corto giubbetto e da un paio di pantaloni attillati, entrambi a losanghe e triangoli di tutti i colori.
Arlecchino ha un carattere stravagante e scapestrato.
Ne combina di tutte i colori, inventa imbrogli e burle a spese dei padroni avidi e taccagni dei quali é a servizio, ma non gliene va bene una.
Attenzione Arlecchino non é uno stupido; magari è un ingenuo, talvolta forse un po' sciocco, ma ricco di fantasia e immaginazione.
Ovviamente in quanto a lavorare nemmeno a parlarne; fra Arlecchino ed il lavoro c'é una profonda incompatibilità di base.Però lavora con la lingua,parlando di continuo e molto.
Si mette sempre nei guai e quando poi non sa come uscirne Arlecchino diventa un abile maestro nel far funzionare le gambe; capriole, piroette e salti acrobatici.
Vivace, scanzonato, pieno di brio e di trovate, Arlecchino è la più simpatica fra tutte le maschere italiane.
Ancora oggi, dai palcoscenici dei teatri o nel mezzo di una festa di Carnevale, incanta e diverte il pubblico dei bambini e dei grandi.
Ma la maschera di Arlecchino nasconde anche un lato oscuro:Arlecchino è anche il nome di un demone ctonio e un demone ancora più noto con un nome che ricorda da vicino quello di Arlecchino è stato l'Alichino dantesco che appare nell'Inferno come capo di una schiatta diabolica.
La maschera seicentesca ricorda il ghigno nero del demonio in aspetto un po'piu'umanizzato;la radice del nome inoltre e'di origine germanica:Holle Konig(appunto re dell'inferno),trasformato in Helleking,poi Harlequin e ad oggi Arlecchino.
Mirtill@
foto da web

martedì 29 gennaio 2008

Le maschere di Carnevale:Pantalone

Riprendiamo la conoscenza delle maschere carnevalesce,oggi parliamo di Pantalone,maschera che nasce a Venezia intorno alla metà del '500, raffigura il vecchio mercante avaro e lussurioso,personaggio molto presente nelle commedie erudite rinascimentali.
La sua vera origine viene fatta risalire al personaggio del Magnifico che recitava nelle piazze accanto al suo servo Zanni.
Nel 1559 il poeta e drammaturgo fiorentino Anton Francesco Grazzini detto il Lasca testimoniava la presenza del Magnifico,quindi di Pantalone,nelle piazze e nei teatri di Firenze con il suo Canto de' Magnifichi e Zanni.
Spesso Pantalone viene associato a Todero,entrambi hanno una derivazione simile, infatti sia a San Pantaleone che a San Todaro i veneziani erano particolarmente devoti, San Todaro infatti era stato il primo patrono della città prima dell'arrivo delle reliquie di San Marco.
Passato al teatro Pantalone perse la maschera, ma non il suo carattere e la figura allampanata che con il passare del tempo diventava sempre più curva, come quella di chi sta al banco a contare ducati d'oro.
Pantalone,chiamato il Magnifico ed è un ricco mercante che in passato ha accumulato una fortuna con il commercio e che ora da anzianotto, amministra i suoi averi con una tale parsimonia che, qualcuno chiama spilorceria.
Lui é avaro e diffida di tutto e tutti; gran pettegolo, si perde in chiacchiere inutili e banali. Solo con le donne é gentile e galante,un vero signore:fa inchini, sussurra paroline dolci da vero dongiovanni, anche se ormai non ha più l'età.
Spesso, proprio per queste sue smanie di corteggiatore da strapazzo, si mette nei pasticci e crea situazioni cosi intrigate e complicate da cui a malapena ne vien fuori.
La sua indole rimane comunque quella di un personaggio bonario e pieno di umanità.

foto da web

Mirtill@

lunedì 28 gennaio 2008

Arriva il Carnevale,arrivano le maschere



Come anticipato pochi giorni fa,con l'arrivo del Carnevale,ho decido di proporvi ogni giorno una maschera diversa,raccontarne la storia,le origini e le curiosita'.
Per un inizio scoppiettante ho deciso per la mia maschera preferite:Pulcinella!!!
Quando sia nato con precisione ancora non sono riuscita a saperlo,ci sono degli accenni al suo personaggio nel 1200,ma molto piu'nel 1500.
Pulcinella e'la gente,la rappresenta nelle movenze,nei pensieri e nelle paure.
Pulcinella e'semplice,buono,per molti stupidotto...e'invece dotato di grandissima astuzia con cui risolve i problemi piu'disparati.
Pulcinella gira e rigira deve sempre scontrarsi e combattere la morte,che il piu'delle volte scaccia a suon di legnate.
Nel 1800 la maschera perde la sua indole libera e sfacciata,diventa un personaggio che deve attenersi a copioni e regole.
Solo nelle"guarattelle",il tetro dei burattini napoletano,mantiene la sua forza e liberta'.
La maschera di Pulcinella e'composta da un camicione bianco stretto in vita da una grossa cinta nera,i pantaloni anch'essi bianchi e cadenti,la maschera e'nera,occhi piccoli e naso adunco,in modo da dare alla voce un tono gracchiante,e spesso gli artisti per accentuarlo usavano anche degli sgherli o pivette.
Pulcinella pero'non e'solo una maschera nostrana,e'stata importata in tutto il mondo,assunemdo nomi e parentele assai varie:In Inghilterra e'noto come Mr.Punch,c'e'anche un pub con questo nome e ritratti della maschera;in Francia e'Polichinelle;in Russia e'Petruska,in Olanda e'Punk,in Germania Kaspar e in Spagna e'Don Cristobal.
Ed...a proposito di Pulcinella,ecco per voi dei siti web che vi consiglio vivamente di visitare:
Il museo di Pulcinella in cui potrete scoprire la maschera e rivisitarne la storia,interessantissimi i video guidati al museo avendo come cicerone un vero Pulcinella.
Scopriamo le opere che vedono come protagonista Pulcinella visitando la stupenda galleria d'arte del Maestro Salvatore Oliva.
Se amiano Pulcinella,e Napoli,non potete perdervi la visita al sito Napolimania,in cui sono in vendita una serie di ogetti,gadget....di tutto davvero,ad opera del bravissimo Enrico Durazzo che ha fatto di opera la fantasia.
Mirtill@
foto da web
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